Nei giorni scorsi, giorni
di gran lavoro per preparare, per comprare i regali, per organizzare l’accoglienza
dei miei cari, ho avuto modo di riflettere su come gli odori, al pari dei
sapori, ci diano emozioni, risveglino la memoria, nutrano la nostra mente e il
nostro spirito. In questo caso, gli odori del Natale, che giorno dopo giorno si spandono per la
casa.
Improvvisamente danno uno
stato di benessere, di rilassamento, di euforia. Ci mettono di buon umore.
Durante la nostra
vita gli odori stratificano, entrano in noi, si nascondono in qualche angolo
del cervello e senza che ce ne rendiamo conto fanno "memoria".
Costruiscono i nostri ricordi, sono
la nostra storia, la storia della nostra famiglia e, quando meno ce lo
aspettiamo, all’improvviso ci sussurrano "ti ricordi...?".
E il Natale, con i suoi odori e
profumi, più di ogni altra cosa è fautore di ricordi. Ci ricorda la nostra
infanzia, ci parla di quel momento magico di quando si è piccoli e tutto è mistero.
Ho avuto la fortuna
di crescere in una famiglia molto numerosa, perché mamma aveva 6 sorelle e 2 fratelli, molto
legati gli uni agli altri, con tanti cugini di ogni età e i nonni a governare tutto.
Natale era la casa
dei nonni “al paese”.
La casa dove ci si
trasferiva dalla città per tutto il periodo delle vacanze, quelle estive e
quelle di Natale.
Il Natale era la vera
festa della famiglia e noi bambini eravamo fortunati, con una famiglia così unita,
capace di creare la vera atmosfera del Natale.
Si arrivava dai
nonni il pomeriggio del 23, dopo la chiusura della scuola.
La casa era tutta
addobbata, con un albero pieno di palline, le luci e il Presepe. La festa del Natale iniziava già in quel momento.
La mattina della
Vigilia si usciva a fare il giro dei parenti per gli auguri. Era tutto così elettrizzante. Per me che
vivevo in città, in una grande città come Napoli, la dimensione piccola del
paese era meravigliosa. Ci si conosceva tutti.
Al pomeriggio
mamma, le zie e la nonna stavano in cucina, chiacchieravano e preparavano la
cena, mentre gli uomini giocavano a carte. Intanto noi bambini mangiavamo frutta,
noci, nocciole e pistacchi in attesa del cenone e giocavamo a tombola.
La sera del 24
eravamo più di trenta persone a tavola, e questo era fantastico. Per noi
bambini significava andare a letto tardi.
Con la Vigilia si
iniziava la festa: si mangiava e poi si andava in chiesa per la messa di
mezzanotte. Non c’era Babbo Natale da aspettare, perché i regali li portava la
Befana il 6 gennaio, come i Re Magi.
Ricordo il candore
della tovaglia ricamata, lo scintillio dei
bicchieri e la tavola imbandita di ogni ben di Dio perché la cena della Vigilia
e il pranzo di Natale erano l'occasione per mangiare cibi che si mangiavano
poco durante l'anno.
Il menù della
Vigilia era “di magro”: antipasto di mare, insalata di rinforzo, spaghetti con
le vongole, pesce lesso e pesce fritto, contorni vari e quant'altro, ma noi
bambini aspettavamo i dolci, gli struffoli, il panettone. Eravamo tanti e la
festa era proprio questo: stare assieme.
INSALATA DI RINFORZO DELLA VIGILIA
1 cavolfiore medio
capperi
olive nere di Gaeta
cetriolini e peperoni sott’aceto
acciughe sott’olio
sale pepe
olio aceto
Procedimento.
Tagliate il
cavolfiore a piccoli pezzi, dividendo le cimette e lessate in abbondante acqua
salata, facendo attenzione che resti “croccante”.
Mettere in una
insalatiera i capperi, le olive, i cetriolini, i peperoni tagliati a listarelle,
le acciughe e il cavolfiore raffreddato.
Condite con sale,
pepe e olio, e qualche cucchiaio di aceto.
Lasciate insaporire
per qualche ora prima di servirla.
Buon Natale!Il Calendario del Cibo Italiano

Semplicemente struggente. Grazie!
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