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sabato 20 gennaio 2018

CARBONARA DI MARE CON LE SAINT- JAQUES. Per il Calendario del Cibo Italiano.

Nella giornata che Il Calendario del Cibo Italiano dedica alla carbonara, vi propongo questa ricetta veloce, gustosa, elegante e di sicuro effetto per una cena con pochi amici, o per una cena a due: la Carbonara con le Saint-Jaques, ovvero con le Cappesante.
La storia del nome di questo mollusco bivalve è curiosa e proviene dal lontano medioevo, quando molti pellegrini provenienti da ogni parte del mondo si recavano al Santuario di San Giacomo di Compostela, in Spagna.
Durante il pellegrinaggio ogni devoto aveva bisogno di un bastone per difendersi dai cani selvatici e di una contenitore per raccogliere acqua e cibo durante il viaggio. Sulle spiagge della Spagna del Nord era facile trovare queste conchiglie molto grandi a forma di ventaglio, utili allo scopo. Fu così che quel frutto di mare prese il nome di cappasanta dal mantello dei pellegrini, diventando, inoltre, al ritorno a casa anche il segno tangibile dell’avvenuto pellegrinaggio a Santiago. 
Questa carbonara di mare con le Saint-Jaques non è il solito piatto di pasta alla carbonara, ma un primo piatto con una ricercatezza in più, data dal contrasto di sapori fra i molluschi e l'uovo.
Risultato? Un gusto deciso, sorprendente.
INGREDIENTI per 4 persone:
320 g di spaghetti
(oppure linguine o tagliolini)
300 g di Cappesante sgusciate
(anche surgelate, lasciate decongelare a temperatura ambiente...)
2 uova - solo il tuorlo
6 cucchiai di olio extravergine di oliva
1 spicchio di aglio
1 cucchiaio di brandy (o di vino bianco secco)
1 cucchiaio di panna liquida (NON a lunga conservazione!)
1 cucchiaio di acqua gassata
3 cucchiai di parmigiano
1 cucchiaino di zenzero fresco grattugiato
Prezzemolo tritato e pepe macinato fresco.
 PROCEDIMENTO.
In un tegame mettete a rosolare lentamente l'aglio schiacciato nell'olio e toglietelo appena imbiondisce.
Aggiungete le Cappesante.
Aggiungete il brandy e fatelo sfumare.
Aggiungete un cucchiaio di acqua di cottura della pasta.
Spegnete dopo 5 minuti.
In una ciotola sbattete le uova con un pizzico di sale, il parmigiano, il cucchiaio di panna, il cucchiaio di acqua gassata, il  pepe macinato e lo zenzero.
Cuocete e scolate gli spaghetti al dente, conservando l’acqua di cottura. Mantecateli nel condimento per qualche minuto, con uno o due  cucchiai di acqua di cottura, in modo tale che rilascino gli amidi.
Spegnete il fuoco e versate sulla pasta il composto di uova e mescolate velocemente. Impiattate la Carbonara di Mare e servite immediatamente, guarnendo con del prezzemolo tritato.




sabato 18 novembre 2017

GNOCCHI SENZA PATATE. Per Il Calendario del Cibo italiano

Gli gnocchi, con ogni probabilità, sono stati la prima forma di pasta preparata dall’uomo, perché fatti con ingredienti a disposizione da tempo immemore, l’acqua e la farina, che poteva essere di miglio, di farro o di grano, a seconda delle epoche.
Poi dall’America arriva la patata, conquista la ribalta e ruba la scena a farine e semole perché più economica.
Gli gnocchi, sicuramente, sono il primo gioco in cucina da bambini, quando arrotolando i salsicciotti e tagliando le palline diventiamo, sul campo infarinato, validi aiutanti di mamma o di nonna. 
E poi gli gnocchi sono semplici, veloci da realizzare e possono  essere preparati con tantissimi ingredienti: semolino, pane, farina, verdure, patate, ricotta, ecc e conditi con ogni tipo di sugo. E sono di grande soddisfazione.
Oggi, nella Giornata a loro dedicata da Il Calendario del Cibo italiano voglio proporvi gli gnocchi proprio in quella loro versione “primitiva” senza patate, preparati semplicemente con farina e acqua, come ancora oggi si preparano spesso a Napoli e un po’ in tutta la Campania.
Li facciamo Alla Sorrentina, un grande classico della cucina campana che decisamente è uno dei miei piatti preferiti.
La ricetta originale degli gnocchi Alla Sorrentina, naturalmente, prevede gli gnocchi di patate conditi con un sugo di pomodoro fresco, abbondante basilico, fiordilatte a cubetti (o provola affumicata) e gratinati in forno.
Però spesso utilizzo l’impasto senza patate, perché decisamente più leggero, digeribile, facile da preparare e di sicura riuscita.
GNOCCHI SENZA PATATE
500 g di Farina 00
500 ml di Acqua
Fate bollire l’acqua in un tegame largo, quindi spegnete la fiamma e versate la farina tutta in una volta. Mescolate con un mestolo di legno finché il composto non si addensa. Versatelo sulla spianatoia o sul tavolo da lavoro e finite di lavorarlo impastandolo a mano facendo  attenzione perché sarà bollente!
Una volta raggiunta la giusta consistenza ed elasticità, formate una palla di pasta e fatela riposare una ventina di minuti coperta da un telo.
Dividete l’impasto a pezzi e formate dei salsicciotti della grandezza che preferite. Tagliateli a cubetti e arricciateli con l’apposito attrezzo facendoli scivolare sul tavolo.
Fateli asciugare almeno per 1 ora.
Cuocete gli gnocchi un po’ per volta in abbondante acqua salata e quando riaffiorano scolateli e metteteli in una pirofila con un po’ di olio. 
PER IL SUGO DI POMODORO
1 litro di Passata di pomodoro (da pomodori freschi o da pelati)
1 spicchio d’aglio
Olio evo q.b. 
Sale
Fate soffriggere  lentamente l’aglio con abbondante olio extravergine, quindi versate la passata di pomodoro, aggiustate di sale e aggiungete qualche foglia di basilico.
Cuocete a fiamma bassa, col coperchio leggermente aperto, per circa 1 ora, finché il sugo di pomodoro non sarà ristretto ma morbido. Rimuovete l’aglio e il basilico.
 GNOCCHI ALLA SORRENTINA
 250 g di Fiordilatte (o Provola fresca)
100 g di Parmigiano grattugiato
abbondante Basilico fresco
Quando gli gnocchi sono tutti cotti, conditeli con quasi tutto il sugo di pomodoro, mettendone da parte due mestoli, e unite la provola a cubetti, una parte del parmigiano grattugiato e abbondante basilico spezzettato.
Stendete un mestolo di sugo alla base di una pirofila, quindi versate tutti gli gnocchi, coprite col sugo rimanente e spolverate col parmigiano rimasto.
Cuocete in forno ventilato a 200° finché non si sarà formata in cima una crosticina croccante, poi sfornate e lasciate riposare 5 minuti. 
Servite Gli gnocchi alla Sorrentina caldi o tiepidi.

Potete anche farli gratinare in piccoli tegami di coccio da singola porzione e servili così, ancora caldissimi.
Il Calendario del Cibo italiano 

mercoledì 25 ottobre 2017

I PIZZOCCHERI. PER IL CALENDARIO DEL CIBO ITALIANO.

Inutile girarci intorno: la pasta è l’alimento cardine della dieta mediterranea ed è importante per una alimentazione corretta, varia ed equilibrata.
Oggi se ne parla in tutto il mondo.
Possiede un grande potere saziante e questo alla fine ci fa mangiare di meno. Naturalmente non bisogna esagerare nella quantità e nei condimenti. 
L’ideale sono circa 60/80 grammi di pasta condita con il pomodoro fresco o con le verdure e poco olio di quello buono.
Dal mio punto di vista considero la pasta anche un cibo anti-stress, perché essendo buona, riesce a mettermi di buonumore. Sempre.
E poi la pasta ci può aiutare ad affrontare sforzi intensi, sia dal punto di vista fisico che mentale, perché essendo facilmente digeribile, riesce a fornire all’organismo energia da spendere immediatamente.
E’ buona secca e fresca, con le uova e senza uova, con farina di solo frumento e semola o mescolata ad altre farine o ad altri ingredienti. Insomma, un universo in cui perdersi con gioia.
 
Nella Giornata Giornata Mondiale della pasta, per Il Calendario del Cibo italiano, voglio proporvi i PIZZOCCHERI, una pasta tipica della Valtellina preparata con l’aggiunta di Grano Saraceno, una delle ricette a base di questa farina fra le più conosciute e più amate.
Il Grano Saraceno è un seme della stessa famiglia del rabarbaro e dell’acetosa. Inoltre, è un ottimo sostituto del grano per coloro che sono sensibili al frumento o ad altri cereali che contengono le proteine del glutine. 
E’ originario del Nord Europa e dell’Asia e ha numerose qualità nutritive, che si riflettono positivamente sul benessere dell’organismo.
Per preparare un piatto di Pizzoccheri secondo la ricetta tradizionale della Valtellina non possono mancare il formaggio Casera, la verza, le patate,  il burro e il grana o il parmigiano grattugiato, ma la ricetta dei pizzoccheri, se necessario, si può comunque variare in base alle proprie esigenze e scelte alimentari. Vanno passati al forno prima di essere servirti in tavola. 
Questa è la ricetta per preparare i Pizzoccheri alla valtellinese, partendo dalla pasta fresca fatta a mano. 
Naturalmente si trova in commercio anche quella secca già pronta.
Per 4 porzioni abbondanti.
Ingredienti per la pasta fresca.
400 g di farina di grano saraceno
100 g di farina di grano tenero
250 ml d'acqua (quel che ne assorbe l’impasto)
Un po' di semola per spolverare le lasagnette.

Preparazione
In una ciotola capiente o su una spianatoia versate le farine  e aggiungete a poco a poco acqua a temperatura ambiente, continuando ad impastare fino ad ottenere un composto sodo,  il più possibile omogeneo ed elastico.
Fatelo riposare una mezz’ora coperto.
Dividete l’impasto in più porzioni e stendetele sulla spianatoia con l’aiuto di un mattarello (oppure utilizzate la macchina per la pasta fresca)
Dovrete ottenere delle tagliatelle dello spessore di circa mezzo centimetro e della lunghezza di 5 o 6 centimetri per formare i pizzoccheri.
Spolverateli con della semola e metteteli su un vassoio.
I Pizzoccheri freschi cuociono facilmente e in pochi minuti in acqua bollente leggermente salata.

Ingredienti per il condimento.
200 g di verze
250 g di patate
250 g di formaggio Casera
200 g di burro
150 g di formaggio grana grattugiato
1 spicchio d’aglio e qualche foglia di salvia
Sale, pepe e noce moscata.
Preparazione.
L’ideale è cuocere i pizzoccheri insieme alla verza e alle patate.
Pulite le verdure e tagliatele a striscioline.
Sbucciate le patate e tagliatele a cubetti.
Cuocete le verdure in abbondante acqua bollente salata.
Seguite la cottura delle verdure. Se usate la pasta fresca aggiungetela appena risultano cotte, perché  cuoce in pochi minuti.
Se usate quella secca, aggiungetela dopo soli 5 minuti, perché per cuocere ha bisogno di più tempo.
Scolate la pasta con le verdure e mettetela a strati in una teglia, cospargendo con il Casera a scaglie, con il grana grattugiato, il pepe e la noce moscata fino ad esaurire gli ingredienti.
In un tegame fondete il burro con l'aglio e quando prende colore versatelo sui Pizzoccheri.
Fate gratinare qualche minuto in forno già caldo, sotto il grill.
Servite nei piatti, senza mescolare. Sentirete che armonia di sapori.
Vino: un rosso non troppo forte.

Ricetta per Il Calendario del Cibo italiano 

mercoledì 27 settembre 2017

SPAGHETTI ALLA PUTTANESCA per il CLUB DEL 27 di MTChallenge.

Il "Club del 27",  e’ sempre quel gruppo di appassionati di cucina che ogni mese si incontra nello spazio virtuale dell’MTChallenge, per riproporre dall'elenco di sfide passate un piatto, con l'intento di sottrarlo all'inesorabile oblio del web. Il numero 27 sta, appunto, per la data in cui ogni mese, contemporaneamente, tutti i membri di questo Club pubblicano la ricetta.
Per il mese di settembre la sfida "rimembrata" è la n. 48, La pasta al pomodoro, e io ho scelto gli Spaghetti alla puttanesca ovvero, gli spaghetti con quel che c'è. In dispensa. 
E in dispensa, di solito, tutti abbiamo (io sì) spaghetti, pomodori, acciughe, olive, capperi, prezzemolo, olio... perché in caso di emergenza questi ingredienti risolvono la situazione. Qui il segreto che fa la differenza, sta proprio nell'armonia degli ingredienti, nel cappero che, insieme all'acciuga, dona salinità, profumo e sapore a questo semplice sugo. 
Questi spaghetti sono un primo piatto tipico della cucina napoletana, detto «aulive e cchjapparielle» (olive e capperi) e non si sa bene perché abbiano un nome cosi' "colorito". 
Probabilmente, proprio perché si fanno velocemente con quel che c'è in casa, con gran senso dell'umorismo qualcuno ha accostato questo piatto alla "professione più antica del mondo"...
Invece Jeanne Caròla Francesconi, considerata "la decana della cucina napoletana", autrice de La Cucina Napoletana (1965),  asserisce che in origine si chiamavano spaghetti alla Marinara, e che subito dopo la seconda guerra mondiale, a Ischia, il pittore Eduardo Colucci, li ribattezzò con il nome con cui oggi sono generalmente conosciuti. 
Si dice che Colucci, di solito, dopo aver offerto come aperitivo un fresco e genuino vino d'Ischia, offriva ai suoi ospiti un piatto di pasta e una sera preparò un piatto veloce e saporito a base di pomodorini a piennolo e olive, un piatto “espresso” come si dice a Napoli, cioè cucinato velocemente: era nata la "ricetta". E suo nipote, Sandro Petti, proponendola ai suoi amici, la chiamò pasta alla "puttanata" per la facilità di esecuzione e la semplicità degli ingredienti. Così si dice. 
Li prepariamo?
INGREDIENTI per 4 persone:
spaghetti (o linguine) 400 g
Pomodori datterini  12 (oppure 6 pomodori pelati)
Filetti di acciughe sott'olio 2
Capperi di Pantelleria sotto sale 3 cucchiai
Olive nere di Gaeta o Taggiasche 20 (denocciolate e tagliate)
Aglio 2 spicchi
Olio extravergine di oliva abbondante (12 cucchiai)

Peperoncino, abbondante prezzemolo fresco, sale 
PROCEDIMENTO.
In un tegame basso e capiente mettete nell'olio l'aglio schiacciato. 
Farlo imbiondire adagio.
Togliete l'aglio e fate sciogliere nell'olio i filetti di acciuga.
Aggiungete i capperi ben sciacquati, le olive denocciolate e il peperoncino. Aggiungete i pomodori a pezzi.
Fate cuocere il tutto per non più di 5 - 7 minuti. 
Assaggiate per controllare il sale. Potrebbe non servire.
Cuocete gli spaghetti al dente, tirateli su con la pinza (o scolateli) e metteteli nel tegame.
Girateli bene nel sugo, spegnete e aggiungete abbondante prezzemolo tritato molto fine a coltello.
Gli spaghetti devono risultare "fluidi" e ben conditi... 
Impiattate.
 n. 67 Pasta e basta.

domenica 24 settembre 2017

GENOVESE DI TONNO. Per MTChallenge - sfida n.67

La Pasta col Pesce di Cristina Galliti
dal blog PoverimaBellieBuoni è la Sfida MTChallenge  del mese di settembre.
La sfida prevede di preparare la pasta con il pesce, in tutte le sue molteplici varianti: di mare, di lago, di fiume e di torrente.
Da brava napoletana amo cucinare il pesce e i molluschi, i cefalopodi, i crostacei, cioè tutto quello che ha il profumo del mare e di condirci la pasta: allo scoglio, alla pescatora, con ragù di pesce in bianco o in rosso, con sarde, con alici...  
Ma poichè queste sfide sono anche occasione di formazione ho deciso di proporre un piatto più volte mangiato ma mai cucinato: La genovese di Tonno.
La Genovese è una preparazione della più verace tradizione casalinga Napoletana, assolutamente sconosciuta nel resto d’Italia.
Si tratta di un saporito sugo bianco a base di cipolla (la migliore è quella ramata di Montoro) e tagli poveri di bovino.
E’ un piatto che si può definire “slow”, in quanto necessita di una lunga preparazione con diverse ore di cottura a fuoco lento ed è un piatto conviviale, in quanto va preparato in dosi generose e condiviso con più commensali.
Perfetto da assaporare la domenica con tutta la famiglia.
Solitamente come pasta si utilizzano  gli ziti spezzati, fatti saltare nel sugo abbondante e spolverati di parmigiano e pecorino.
Ma se ci sposta lungo la Costiera Amalfitana ci si imbatte nella variante marinara della genovese, un’alternativa che utilizza al posto della carne il tonno fresco, prodotto più facile da trovare in terra di pescatori. 
Il merito di aver diffuso questo piatto spetta allo chef Pasquale Torrente, proprietario del ristorante Al Convento, a Cetara, il paese già famoso per la colatura di alici.
Per la sfida n. 67 ho deciso di proporre questa delizia marinara in abbinamento agli "scialatielli" freschi, tipici della costiera Amalfitana e Sorrentina, un formato di pasta più spesso e più corto degli spaghetti, ideale da abbinare ai sughi di mare, sia di pesce che di scoglio, perché tenaci e callosi, ottimi per reggere un sugo così "importante".
Genovese di Tonno.
Ingredienti per 4 persone
1 carota
1 costa di sedano
2 kg di cipolle ramate (di Montoro)
400 gr. di filetto di tonno fresco
abbondante olio extravergine di oliva
Procedimento:
Tagliare e sminuzzare a coltello sedano e carote, metteteli in una pentola con l’olio extravergine d’oliva caldo, aggiungete subito le cipolle, far soffriggere e chiudete con il coperchio. Abbassate al minimo la fiamma.
Dopo circa 20 minuti le cipolle avranno tireranno fuori la loro acqua e a questo punto aggiungere il tonno tagliato a cubi un po' grossi.
Cuocere per 3 o 4 ore a fiamma bassissima, fino a quando la cipolla sarà caramellata e ridotta in crema.
Se serve, durante la cottura, aggiungete del brodo vegetale molto leggero, che avrete preparato prima a parte. 
Scialatielli. 
200 g farina 00
200 g di farina di semola rimacinata di grano duro
120 g di latte
1 uovo grande
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
Procedimento.
In una ciotola mettete tutta la farina, aggiungete l’uovo e, aggiungendo il latte poco alla volta, iniziate ad impastare. Aggiungete l'olio e continuare a lavorare, fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo. 
E soprattutto sodo.
Tenetelo da parte coperto per almeno mezz'ora, quindi riprendetelo in mano, fate un rotolo e tagliate una decina di pezzi.
Stendete sulla spianatoia infarinata ogni pezzo con il mattarello, fino ad ottenere dei rettangoli con uno spessore di alcuni millimetri (la sfoglia non deve essere sottilissima come quella delle tagliatelle). 
Arrotolare la sfoglia facendo convergere al centro i due lembi e tagliare al coltello gli scialatielli tenendo presente le proporzioni: 10 cm di lunghezza per 10 mm di larghezza.
Lessateli in abbondante acqua salata, scolandoli ben al dente.
Saltare il tutto, per un minuto, in una ampia padella dove avrete versato il sugo ed aggiungere delle foglie di basilico, per dare una nota fresca.
Nel piatto, abbondante pepe macinato con il mulinello.
MTChallenge  - Pasta col Pesce 

martedì 12 settembre 2017

Pesto di zucchine per la G.N. delle salse pestate del Calendario del Cibo italiano.

E' in estate che le salse pestate conoscono il loro vero momento di gloria: basilico, melanzane, zucchine, rucola, pomodori, peperoni, vengono ridotti in crema per condire velocemente la pasta o dei crostini.
Oggi, nella G.N. che Il Calendario del Cibo italiano dedica alle salse pestate, vi propongo un pesto di zucchine, cremoso, veloce e molto gustoso, che una volta provato non potrete più lasciare.
Ingredienti per 4 persone.
400 g di spaghetti o di linguine
2 zucchine medie
un bel ciuffo di basilico
un cucchiaio di mandorle e pinoli
80 g di parmigiano
1/2 bicchiere di olio extravergine
Sale e pepe qb
Procedimento.
Spuntate e tuffate le zucchine in acqua bollente, salata, per 5 minuti.
Tagliatele a pezzi e lasciarle raffreddare. 
Mettete nel mixer le mandorle e i qpinoli e tritate, aggiungete l'olio e
 il basilico e tritate e infine aggiungete le zucchine e il parmiggiano e tritate.
Secondo il vostro gusto potete ridurre in crema o lasciare la grana più grossa.
Io preferisco che rimanga qualche pezzo.
Lessate la pasta e condite con il pesto, aggiungendo qualche cucchiaio di acqua di cottura se necessario e ancora un filo d'olio.
Accompagnate con un calice di bianco secco. Freddo.

mercoledì 5 luglio 2017

LA SPAGHETTATA DI MEZZANOTTE. PER IL CALENDARIO DEL CIBO ITALIANO

AGLIO, OLIO, PEPERONCINO E...
Può capitare, dopo il cinema, dopo il teatro, o d’estate dopo una giornata in spiaggia, di concludere la serata a casa con gli amici.
In queste occasioni cosa c’è di meglio di una spaghettata?
Che sia semplicissima o un po’ più elaborata, una bella spaghettata mette tutti d’accordo. Bastano pochi semplici ingredienti di qualità, pochi minuti, il tempo di calare la pasta ed ecco che ci si ritrova tutti insieme a tirare tardi.
E in queste occasioni, per me, gli spaghetti aglio, olio e peperoncino rappresentano la proposta che mette tutti d'accordo, il jolly da giocare anche all'ultimo minuto, che garantisce un successo sicuro.
Non per niente è uno tra i più famosi e stimati primi piatti della tradizione culinaria italiana.
Per la G.N. della spaghettata di mezzanotte de Il Calendario del Cibo italiano ve li propongo con una piccola variante: al posto degli spaghetti le linguine e in aggiunta una spolverata finale di mollica di pane tostata.
400 g di linguine (o spaghetti)
4 spicchi d'aglio di ottima qualità 
peperoncino fresco (1 grande o 2 piccoli)
6 cucchiai di olio + 1 per il pane
2 cucchiai di mollica di pane tritata 
(può andar bene anche una fetta di pancarrè) 
una manciata di prezzemolo tritato molto fine
Fate insaporire l'olio in padella con l'aglio tritato finemente.
Aggiungete il peperoncino fresco tagliato a listarelle (controllate il grado di piccante!) e un pizzico del prezzemolo tritato.
Passate al mixer della mollica di pane e in un'altra padellina, con un cucchiaio di olio, fatela rosolate.
Cuocete gli spaghetti in abbondante acqua salata.
Scolate la pasta un paio di minuti prima del dovuto e ultimate la cottura nella padella con l'olio, l'aglio e il peperoncino. Aggiungete anche un paio di cucchiai di acqua di cottura. A fiamma spenta il rimanente prezzemolo.
Mettete nei piatti e aggiungete la mollica di pane tostata come fosse parmigiano.
Come ultima cosa aggiungete il pan grattato.

sabato 24 giugno 2017

METTI L'ARTUSI A CENA. Crostini con burro e alici, spaghetti con il sugo di seppie, pesce lesso con salsa tonnata e cipolline in agrodolce, gelato di limone.

Siamo nell'Italia di fine Ottocento e in cucina, come in molti altri ambiti della vita quotidiana, si afferma lo stile borghese, uno stile scevro da qualsiasi esibizione della ricchezza, parsimonioso per principio, poco aperto alle novità ma edificatore della tradizione.
In questo contesto si affaccia e si codifica la letteratura gastronomica con l’opera di Pellegrino Artusi, “LA SCIENZA IN CUCINA E L'ARTE DI MANGIAR BENE”, il testo che ha reso nota la sua figura e che ha dato inizio alla divulgazione culinaria.
E’ una raccolta di 790 ricette della cucina casalinga di tutta Italia, frutto del lavoro di documentazione e scrittura dell'autore, fatto con paziente passione nel giro di lunghi anni e innumerevoli viaggi, accompagnato dall'indispensabile sperimentazione da parte dei suoi cuochi e servitori Francesco Ruffilli e Marietta Sabatini.
Con questo libro Artusi, che per primo ha raccolto e unito tradizioni diverse e lontane, ha contribuito a creare uno stile italiano della cucina, dando vita all'idea dell’Italia Gastronomica negli anni in cui si creava l'identità culturale del nostro paese. Soprattutto, ha dato dignità alla cucina casalinga e predicato la valorizzazione delle risorse alimentari locali.
Il manuale, semplicemente poi noto come “l'Artusi”, è ancora oggi il testo di riferimento della cucina casalinga italiana, il libro più famoso e letto sulla cucina italiana, quello da cui tutti i grandi cuochi dell’ultimo secolo hanno tratto ispirazioni e suggerimenti.
Nel 1891 il testo viene consegnato in forma di manoscritto all'Editore Landi, che ne pubblica a spese dell’autore la prima edizione.
Dopo le prime edizioni il successo è travolgente 


È un’opera singolare che esalta il piacere del mangiar bene; più che un ricettario è un libro di gusto, ricco di dissertazioni, di spunti linguistici in una prosa limpida che ricorda la cordialità del discorso conviviale.
Le ricette descritte, talora, sono accompagnate da piccoli commenti personali
Oggi festeggiamo Artusi con la nostra Giornata Nazionale del Calendario del Cibo italiano, dedicandogli questo 24 giugno, in omaggio alla grande opera di unificazione che lui ha realizzato e che Casa Artusi festeggia quotidianamente con le iniziative che divulgano la sua opera.
Questo Contest, dal titolo METTI L'ARTUSI A CENA coincide, quindi, con i festeggiamenti di Casa Artusi.
E dal suo libro ho scelto le seguenti portate, realizzandole con qualche piccola modifica, che segnerò in corsivo.

Il libro, anzi i libri qui fotografati, appartengono ad una mia cara amica, uno di sua nonna e uno di sua suocera, da lei gelosamente e amorevolmente custoditi. Mi ha raccontato che durante la guerra sono stati di “conforto spirituale” per loro,  colpiti come molti, dalla inevitabile mancanza di cibo: per ingannare lo stomaco la sera a tavola, venivano lette con passione le ricette dell’Artusi. E poi… buonanotte.



METTI L'ARTUSI A CENA 
Menu per 6 persone
Crostini burro e alici
Spaghetti con le seppie
Pesce lesso con salsa tonnata e cipolline in agrodolce
Gelato di limone



1) CROSTINI DIVERSI ricetta n 113

Il pane che meglio si presta per questi crostini è quello bianco fine, in forma, all'uso inglese. Non avendone, prendete pane di un giorno, con molta midolla, e riducetelo a fette quadre, grosse un centimetro, che spalmerete co' seguenti composti ridotti come ad unguento:
- crostini di caviale.
- crostini di acciughe.
- crostini di caviale, acciughe e burro.
CROSTINI DI ACCIUGHE. Lavate le acciughe e togliete loro la spina e le lische; poi tritatele colla lunetta, aggiungete burro in proporzione, e stiacciate il composto con la lama di un coltello da tavola per ridurlo una pasta omogenea.

2) SPAGHETTI CON IL SUGO DI SEPPIE ricetta n 102
Eccovi le norme approssimative per fare questa minestra che basterà per cinque persone.
Prendete tre seppie di media grandezza, che potranno pesare, in complesso, dai 650 ai 700 grammi. Spellatele e nettatele dall'osso, dall'apparato della bocca, dagli occhi, dal tubo digerente e dall'inchiostro, che alcuni lasciano, ma che io escludo perché mi sembra faccia bruttura.
(Fate un battuto con grammi 100 di midolla di pane, un buon pizzico di prezzemolo e uno spicchio d'aglio, unitevi i tentacoli, che sono due per ogni seppia, tritati ben fini, conditelo con olio, sale e pepe a buona misura e con questo riempite il sacco delle seppie cucendone la bocca. 
Ho saltato questo passaggio)
Tritate una cipolla di mediocre grandezza, strizzatela per toglierne l'acredine e mettetela al fuoco con olio, non molto però, e quando avrà preso colore gettateci le seppie tagliate a listarelle e conditele con sale e pepe. Aspettate che coloriscano per tirarle a cottura a fuoco lento con molto sugo di pomodoro o conserva, aggiungendo acqua a poco per volta. Fatele bollir tre ore (io molto meno, un'ora, cioè fino a quando non sono morbide), ma procurate che vi resti il sugo necessario per condire con esso (e con parmigiano) grammi 500 di spaghetti i quali sentirete che riescono piacevoli al gusto.


3) PESCE LESSO ricetta n 459
Non sarà male avvertire che si usa cuocere il pesce lesso nella seguente maniera: si mette l'acqua occorrente, non però in molta quantità, al fuoco; si sala e prima di gettarvi il pesce si fa bollire per circa un quarto d'ora coi seguenti odori: un quarto o mezza cipolla, a seconda della quantità del pesce, steccata con due chiodi di garofani, pezzi di sedano e di carota, prezzemolo e due o tre fettine di limone; oppure (come alcuni credono meglio) si mette al fuoco con acqua diaccia e con gli odori indicati e, dopo cotto, si lascia in caldo nel suo brodo fino all'ora di servirlo. 
Con le fettine di limone strofinatelo prima tutto da crudo, che così rimane con la pelle più unita. Il punto della cottura si conosce dagli occhi che schizzano fuori, dalla pelle che si distacca toccandola e dalla tenerezza che acquista il pesce bollendo. Mandatelo caldo in tavola, non del tutto asciutto dall'acqua in cui è stato cotto, e se desiderate vi faccia miglior figura, copritelo di prezzemolo naturale 
con SALSA TONNATA ricetta n133
E’ una salsa da potersi servire coi lessi tanto di carne che di pesce.
Tonno sott'olio, grammi 50.
Capperi spremuti dall'aceto, grammi 50.
Acciughe, n. 2.
Rossi d'uova sode, n. 2.
Un buon pizzico di prezzemolo.
L'agro di mezzo limone.
Una presa di pepe. olio, quanto basta.
Nettate le acciughe e poi tritatele con la lunetta insieme col tonno, i capperi e il prezzemolo; pestateli dopo nel mortaio coi rossi d'uovo e qualche poco d'olio per rammorbidire il composto e poterlo passar meglio dallo staccio. Indi diluitelo con molt'olio e il sugo di limone, per ridurlo come una crema liquida.
con CIPOLLINE AGRO-DOLCI ricetta n 409
Non è piatto che richieda molto studio, ma solo buon gusto per poterlo dosare convenientemente; se fatto bene, riuscirà un eccellente contorno al lesso.

Per cipolline intendo quelle bianche, grosse poco più di una noce. Sbucciatele, nettatele dal superfluo e date loro una scottatura in acqua salata. Per un quantitativo di grammi 300 circa mettete al fuoco all'asciutto, in una cazzaruola, grammi 40 di zucchero e, quando è liquefatto, grammi 15 di farina; rimuovete continuamente col mestolo e quando l'intriso sarà divenuto rosso, gettateci a poco per volta due terzi di bicchier d'acqua con aceto e lasciate bollire il liquido tanto che se si formano dei grumi si possano sciogliere tutti. Allora buttate giù le cipolline e scuotete spesso la cazzaruola, avvertendo di non toccarle col mestolo per non guastarle. Assaggiatele prima di servirle, perché se occorre zucchero o aceto siete sempre in tempo ad aggiungerli.


4) GELATO DI LIMONE ricetta n 754
Zucchero bianco fine, grammi 300.
Acqua, mezzo litro.
Limoni, n. 3.
Potendo, è meglio servirsi di limoni di giardino che hanno gusto più grato e maggiore fragranza di quelli forestieri, i quali sanno spesso di ribollito.
Fate bollire lo zucchero nell'acqua, con qualche pezzetto di scorza di limone, per 10 minuti a cazzaruola scoperta. Quando questo sciroppo sarà diaccio, spremetegli dentro i limoni, uno alla volta, assaggiando il composto per regolarvi coll'agro; passatelo e versatelo nella sorbettiera.

Questa dose potrà bastare per sei persone.